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I professionisti italiani non riescono a tornare in patria.

Gran parte degli italiani che vive e lavora all'estero da anni ha il desiderio di rientrare in Italia.  
Purtroppo non risulta semplice: colpa della mentalità aziendale, conservatrice, vecchia, statica e stagnante.




In questo articolo, generalizzerò i concetti. Ovviamente c'è da considerare che tutto ciò che racconto qui ha delle eccezioni.


I professionisti italiani non riescono a tornare in patria.


È complicato rientrare in Italia per diverse ragioni: una su tutte è data dal fatto che ci si scontra con aziende la cui mentalità risulta troppo conservatrice, chiusa e statica.

Il problema alla base è che un'azienda italiana fa fatica a capire il potenziale di una risorsa. Dispiace dirlo ma é la realtà dei fatti e lo dico in qualità di manager d'equipe di un'azienda francese di livello internazionale.

Sembra che le aziende italiane se ne freghino altamente delle qualità delle risorse. Basta che sappiano fare il minimo richiesto e stop. 

Insomma, difficilmente in Italia si riesce ad intuire che un professionista con esperienza internazionale può avere idee e capacità tali da supportare in maniera significante  il business aziendale e contribuire ad aumentare i profitti. Non ci arriviamo proprio.

In generale ci sta bene lo stato in cui siamo ed è meglio non rischiare. In altri termini sembra che ci accontentiamo di poco, del minimo indispensabile.  

Vi riporto qui qualche esempio e qualche paragone con l'estero per spiegarmi meglio. 


In Francia una risorsa la si paga, bene. Niente di eccessivo, credetemi. Ma decentemente. Soprattutto se questa risorsa ha esperienza, indipendentemente dal dominio di competenza. 

Volete sapere, per esempio, come pensa un manager di un'azienda francese nel dominio delle Geoscienze? E vi assicuro che la mentalità è simile in tutti gli altri domini.

"Questo geologo che ha inviato il Curriculum oltre a fare il geologo, è anche capace di gestire progetti. Ha doppia valenza. Lo posso usare per tante attivitá. Devo pagarlo di più dal momento che gestirá progetti e avrà più responsabilità rispetto ad un geologo di pari esperienza che si occuperà solo degli aspetti tecnici". 

Trovate analogie con la mentalità del management italiano? 

Domanda retorica.  

In una situazione analoga, nella maggior parte dei casi il manager di un'azienda italiana penserebbe:


"Questo geologo sa utilizzare le tecniche richieste. Bene così. È anche Project manager? Bha...non mi serve un geologo che sappia gestire progetti. Sinceramente non ce lo vedo un geologo che gestisce progetti. Parla tre lingue? Bravo, fantastico, ma qui lavoriamo solo con clienti italiani. Se accetta un anno di contratto a 1200 € al mese, bene, altrimenti avanti il prossimo". 

Questo esempio, volutamente amplificato, rende bene l'idea del fatto che in Italia, a differenza dell'estero, non si pone la giusta attenzione al potenziale di una risorsa, alla qualità della risorsa, né tanto meno alla polifunzionalitá

Ovviamente nessun manager o direttore di un'azienda italiana vi dirà che tutto ciò è vero. Vi diranno che per loro è molto importante assumere personale altamente qualificato, multitasking e tutte quei bei discorsetti che si ritrovano nei libricini di Management e Human Resources (ne ho letti non so quanti). Chiacchiere! Basti vedere i tipi di contratti e i salari proposti in italia e ci si rende conto.

Spesso si preferiesce una risorse che fa il suo lavoro in maniera sufficiente senza rompere le scatole piuttosto che una risorsa che fa il suo lavoro in maniera brillante e iperproduttiva ponendo mille domande.

In Italia sembra che l'importante é pagare i dipendenti poco, il meno possibile, anche a discapito della loro preparazione, esperienza ed efficienza.


Rimanendo in tema, vi racconto una storia (vera) che ha dell'assurdo.

Un mio collega (Geologo italiano) che vive e lavora in Gran Bretagna da ormai 8 anni,  all'eta di 33 anni è stato nominato Manager di un Team di 15 prefessionisti (anche con 30 anni di esperienza). Sapete cosa significa essere promosso come manager in un'azienda inglese, in un paese straniero? È tanta, tanta roba, credetemi. Senza nessuna raccomandazione o dinamiche analoghe. È talmente in gamba che il top management inglese ha scelto lui su 15 professionisti inglesi. È una cosa molto rara, che fa percepire lo spessore professionale, ma soprattutto il suo enorme POTENZIALE (dal momento che ha solo 33 anni). 

Pensateci un attimino: in quante aziende Italiane mettono un francese o un inglese 33enne a capo di un team di 15 italiani? Sono pochissimi i casi. Bhe vi dirò di più: questo collega ha cercato lavoro in Italia nell'ultimo anno. Il suo desiderio è di mettere a disposizione per l'Italia tutto ciò che ha imparato all'estero negli ultimi 10 anni d'esperienza professionale (ha cominciato a lavorare a 23 anni, subito dopo la laurea specialistica). 

Sapete quante proposte di lavoro ha ricevuto?

Non ci crederete. Zero.



Nessuna azienda l'ha assunto. Voi penserete che ha chiesto un salario troppo alto per un'azienda italiana. E invece no. Conoscendo i mercati italiani, ha volato più basso di quel che avrebbe potuto e meritato. Non è arrivato neanche a discutere di salario durante i pochi colloqui che ha sostenuto. Pensate che era anche disposto a ridursi lo stipendio attuale pur di rientrare in Italia.  Molte aziende italiane del settore non si sono nemmeno accorte di lui. Perché?

Perché sono chiuse nel loro mondo e se ne fregano di nuovo ossigeno. 

Nell'ultimo anno lo hanno cercato dal Belgio, dagli Stati Uniti e dall'Australia, offrendogli dei salari da capogiro (anche 150 mila dollari all'anno) ma dall'Italia niente. È un professionista, polivalente, con tante idee ed è capace di farle diventare realtà, per cui le aziende intelligenti sono pronte a ben pagare questi fuoriclasse perché sanno che genereránno ricchezza per l'azienda. In Italia proprio non ci arriviamo. È un handicap.  Questa mentalità stagnante, poco propensa all'innovazione metodologica, contribuisce a far diminuire la nostra competitività a livello internazionale. Dovremmo capirlo. E porvi rimedio.


CONCLUDO Care aziende italiane, cari CEO italiani, all'estero ce ne sono tanti di questi profili; profili che hanno esperienza internazionale, che parlano più lingue, che sanno trovare una soluzione ai problemi in tempi record. Si, perché un'anno d'esperienza professionale all'estero equivale a vari anni di esperienza in Italia. È un livello di difficoltà superiore e voi lo sapete bene.  Lavorare all'estero da una marcia in più: ci si interfaccia con una quantità di input enorme, mentalità diverse, approcci diversi, visioni diverse, abitudini diverse. Come risultato finale si ha una flessibilità mentale e una reattività che nel tuo paese natale difficilmente puoi acquisire in pochi anni. Le più grandi menti infatti hanno viaggiato in lungo e in largo, guardando, imparando, fallendo, maturando. Bene. Li fuori di queste "super risorse" ce ne sono tante. Vi assicuro che molte di loro vorrebbero tornare in Italia. Voi questo lo sapete? Risorse che potrebbero supportare il vostro business e i vostri mercati. Aprite gli occhi e abbiate fiducia in queste risorse. Fate uno sforzo, mentale ed economico per far tornare in patria quella ricchezza umana. Aumenterete la vostra efficienza aziendale e molto probabilmente i vostri profitti.

E infine, mi rivolgo a lei caro Governo italiano: cerchiamo di trovare soluzioni affinché le aziende possano più facilmente assumere professionisti italiani che girano il mondo ormai da anni.

La loro esperienza ci porterá enormi ricchezze. Ricchezze che regaliamo inevitabilmente ad altri paesi, più svegli di noi.  L'Italia ha bisogno di quei professionisti. Molti di quei professionisti hanno bisogno dell'Italia.  

Andrea Moccia

Geologo Senior - Deputy Team Manager

IFP Group - Energies Nouvelles

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